tratta dall’intervista di Paolo Conti a Massimo Cacciari per il Corriere della Sera, 25 marzo 2004

“Si parla tanto di Europa e delle sue radici senza conoscerne la cultura. Il Kosovo ospita opere d’arte di straordinaria qualità e importanza per la vicenda europea. La distruzione di un edificio, di un ciclo di quegli affreschi equivale al massacro di san Marco, di san Vitale e sant’Apollinare a Ravenna. E’ la stessa area paleocristiana influenzata da Bisanzio”. “Nessuno si muove per ignoranza. Prima innocente. Poi colpevole, quando le notizie arrivano. Forse si pensa che quelle chiese siano opere artisticamente periferiche. Magari qualcuno immagina che si tratti di edifici simili a catapecchie. Ci sarebbe o no una mobilitazione se qualcuno distruggesse san Vitale? Certamente si. E allora abbiamo l’obbligo di muoverci”. “E’ comico. E’ la dimostrazione di come questo mondo abbia la testa nel sacco. Per noi europei i cicli pittorici serbo-ortodossi sono diecimila volte più significativi dei Budda di Bamiyan”. “Dovremmo prendercela con tutti i mass-media occidentali che hanno spesso dipinto ‘i serbi’ come sanguinari persecutori. Solo pochi hanno distinto tra Milosevic, tra i responsabili dell’assedio a Sarajevo, tra i delinquenti di guerra esecutori delle pulizie etniche e il resto del popolo serbo. Saranno in tanti ora a pensare: hanno sulla coscienza i loro genocidi e adesso una vendetta da parte degli albanesi del Kosovo ben gli sta. Giusta o sbagliata sia stata quella guerra questo è stato il messaggio generalmente recepito”. “Ci vorrebbe un’interrogazione parlamentare bipartisan, perché parliamo di cultura e non di politica, per impegnare il nostro governo a responsabilizzare a dovere le nostre forze armate impegnate in quei posti”.

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