TORTURE, PERSECUZIONI E MINACCE QUEI CRISTIANI CHE RISCHIANO LA VITA

di ORAZIO LA ROCCA - La Repubblica, 11 giugno 2007

Dall´Arabia alla Cina, dal Guatemala all´Iraq, la mappa dei paesi dove missionari e credenti sono sotto attacco

CITTÀ DEL VATICANO - La Chiesa cattolica - su invito di papa Ratzinger - ieri è stata sollecitata a «pregare» per i martiri e i perseguitati a causa della fede cristiana del terzo millennio. La stessa preghiera era stata più volte promossa dal predecessore di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II che aveva persino istituito nel Grande Giubileo del 2000 una giornata per le vittime a causa della Chiesa, «di ieri e di oggi», con particolare attenzione «ai martiri del XX secolo». Come dire, due papi - Wojtyla e Ratzinger - davanti al dramma di quei cristiani che per restare fedeli alla Chiesa sono disposti a perdere la vita, a subire torture, sequestri, maltrattamenti, oppressioni.

Si tratta di un ideale elenco, quasi interminabile, di vittime che si arricchisce anno dopo anno con l´inserimento di anonimi missionari, suore, sacerdoti, catechisti, semplici volontari. Una ideale striscia di dolore e di sangue che tocca quasi tutti i continenti, ma in particolare le zone più a rischio di Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina.

Il rapimento del religioso italiano, padre Giancarlo Bossi, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere), avvenuto nelle Filippine, è solo l´ultimo caso in ordine di tempo, preceduto appena 6 giorni fa dall´assassinio di un sacerdote e di tre diaconi, uccisi da estremisti islamici a Mosul, nel nord dell´Iraq, davanti alla loro chiesa, dopo la celebrazione della Messa. È stata una vera e propria esecuzione, secondo l´agenzia stampa missionaria Asianews del Pime diretta da padre Bernarde Cervellera, che denuncia: «È solo uno dei tanti episodi di violenza contro la comunità cristiana irachena vittima sia degli estremisti che del conflitto». Una situazione resa ancora più drammatica «dal silenzio che circonda lo stato in cui versano le comunità cristiane irachene», lamenta l´arcivescovo Athanasios M.Matoka, capo della Chiesa di Antiochia dei siri cattolici di Baghdad, in un appello consegnato alla regista Elisabetta Valgiusti, l´unica donna che finora sia riuscita a visitare le comunità cristiane irachene per realizzarvi un reportage dedicato ai siti storici caldei minacciati dalla guerra e dagli estremisti dal titolo "Salvaimonasteri". «I cristiani iracheni e la gente comune vivono in una situazione miserabile, non si fa niente per impedire questi massacri, è tempo di fermarli, altrimenti i cristiani iracheni saranno cancellati insieme a tutto il nostro paese », chiede il vescovo M.Mattoka.

Ma la situazione dei cristiani iracheni non è molto differente dai cristiani del Bangladesh o del Pakistan, dove i seguaci di Cristo che manifestano la loro fede vengono condannati per aver «offeso» Maometto. Secondo l´ultimo "Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo" pubblicato nel 2006 dall´organizzazione cattolica "Aiuto alla Chiesa che soffre", la situazione è particolarmente grave anche per i cristiani dell´India (nel 2005 ci sono state oltre 200 aggressioni), ma pure per i cattolici della Cina e della Corea del Nord e, a causa della spinta dell´estremismo islamico, nelle Filippine e nel Medio Oriente. Situazioni altrettanto difficili per i cristiani d´Egitto, della Nigeria, dell´Uganda e dei paesi del Centro America. Un elenco dei missionari uccisi lo pubblica Fides, l´egenzia di Propaganda Fide, dicastero vaticano per le missioni estere. Nel 2006 i religiosi uccisi nel mondo sono stati 24, altrettanti nel 2005; nel 2004 furono 10 di meno, nel 2003, 21. Nel 2001 e nel 2000, i missionari uccisi furono rispettivamente 31 e 32. Cifre più o meno costanti nel decennio ´90. «È un prezzo altissimo pagato da uomini di Chiesa, che dedicano la loro vita agli altri, ai più poveri. Un tributo di fede e di sacrifici che missionari, missionarie, sacerdoti e vescovi offrono spontaneamente per rispondere coerentemente.

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